Un anno fa il festino blasfemo dei futuri renzicidi

di Giovanni Marcotullio

Un anno fa postavo su Facebook le foto dell’osceno sabba sodomitico che il governo Renzi, dopo aver corrotto e stuprato il Parlamento italiano, è andato a fare ai piedi della Fontana di Trevi.

Accadeva la sera del 10 maggio 2016

Come passa il tempo…
Però gli amici restano sempre, eh… a proposito, che ne è di Ivan Scalfarotto e di Paola Concia (qui elegantemente ritratta nel virile gesto di tracannare una bottiglia di spumante)? E Monica Cirinnà, che da parte sua era riuscita a farsi impallinare da quei dilettanti di successo del #M5S?

Chissà se Matteo Renzi rifletterà su cosa gli ha portato il circondarsi di opportunisti ingrati: se non fosse stato per lui (bell’affare!) Sergio Lo Giudice, Nichi Vendola e gli altri proletaristi minori (tipo i fenomeni del “concetto antropologico”) starebbero ancora con un piede oltre la soglia della camera di sicurezza.

E invece, grazie al Napoleone di Rignano, sono tutti a piede libero. A proposito di farla franca “contro ogni speranza”… ma quella in prima fila davanti alla Cirinnà e a Scalfarotto non è Maria Elena Boschi? Ma sì, quella che da ministro (con due deleghe, se non vado errato) aveva chiamato l’AD di UniCredit Italia Federico Ghizzoni per chiedergli di comprare la banca di suo padre al fine di scongiurarne il crack…

Quanta marmaglia dovette sopportare, attorno a quella pacchiana cravatta arcobaleno, il cristologico Poseidone della Fontana di Trevi, accidenti! Ma il tosco Cesare è morto, nel frattempo, ed Egli vi ristà sopra trionfante più di come a suo tempo ristette, vivida, la statua di Pompeo.

Pridie Nonas Decembris*

Alcuni vi riconoscono Poseidone, altri l’arcaico Oceano, che stando a Esiodo ed Omero sarebbe del primo oscuro prozio.

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Anche la conchiglia, benché contestuale, non compete strettamente all’iconografia di Poseidone (né a quella di Oceano): è invece simbolo mariologico tra i più diffusi nel secondo millennio. Cristo infatti è detto “la perla di grande valore” fin dal Nuovo Testamento (Mt 15,46), e Maria è lo scrigno intatto che la custodisce

Nell’Iliade viene chiamato con l’epiteto di “θεῶν γένεσις” [origine degli dèi] e con quello di “γένεσις πάντεσσι” [origine di tutti]: di lui l’aedo cieco cantava la non-subordinazione all’onnipotenza di Zeus. Tuttavia, né all’iconografia di Poseidone, che di Zeus invece è fratello e suddito, né a quella di Oceano compete il rotolo del libro. Unico elemento cristiano in tutto il complesso scultoreo di Nicola Salvi – di ascendenza paleocristiana, per la precisione – il rotolo del libro simboleggia il prendere la parola, nelle arti figurative, o anche solo la Parola eterna di Dio. Quel rotolo è la “passerella esoterica” che il munifico e coltissimo Clemente XII volle mettere nell’opera per indicare ai raffinati umanisti dei suoi tempi che non di una figura pagana si trattava, ma del Dio di cui Papa Corsini era appunto diventato vicario – di Cristo.

Chissà se immaginava che nei secoli Roma sarebbe tornata una città pagana, e che i sodomiti sarebbero usciti dai lupanari per firmarsi con la sigla S.P.Q.R.? Che avrebbero più potuto capire, i meschini, di quella sottile passerella esoterica? Nulla, evidentemente, visto che solo la loro presunzione eguaglia la loro ignoranza: così la scena in cui si affermava la muta ed eloquente signoria di Cristo sarebbe diventata teatro di chiassosi lupercali arcobaleno.

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Scena della festa apocalittica di Metropolis (Fritz Lang, 1927): la macchina, anticristica controfigura di Maria, esorta gli uomini gaudenti ad andare a vedere «come il mondo se ne va all’inferno!»

Ricordavo questo passo di Hugo in un altro post:

La santa legge di Gesù Cristo governa la nostra civiltà, ma non la penetra ancora. Si dice che la schiavitù è scomparsa dalla civiltà europea. È un errore. Esiste sempre, ma non pesa più che sulla donna e si chiama prostituzione.
Pesa sulla donna, vale a dire sulla grazia, sulla debolezza, sulla bellezza, sulla maternità. Un’infamia dell’uomo che non si conta tra le sue minori.

Resta il fatto che Cristo resta ciò che è, ossia il Signore del tempo e della storia. I gaudenti del baccanale omosessualista non lo sanno, ma il rotolo indica una Parola essenzialmente diversa dalle loro chiacchiere: questa è λόγος e דבר: causa ed effettua ciò che dice, anche nel silenzio – perché è verbum patiens. Ed eccoli lì, fatalmente in rotta di collisione, perché le associazioni a delinquere sfociano sempre in tradimenti e contese. Anche se si fanno chiamare governi:

Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna? Manus et ipsa hominum est, imperio principis regitur, pacto societatis astringitur, placiti lege praeda dividitur. Hoc malum si in tantum perditorum hominum accessibus crescit, ut et loca teneat sedes constituat, civitates occupet populos subiuget, evidentius regni nomen assumit, quod ei iam in manifesto confert non adempta cupiditas, sed addita impunitas. Eleganter enim et veraciter Alexandro illi Magno quidam comprehensus pirata respondit. Nam cum idem rex hominem interrogaret, quid ei videretur, ut mare haberet infestum, ille libera contumacia: «Quod tibi, inquit, ut orbem terrarum; sed quia <id> ego exiguo navigio facio, latro vocor; quia tu magna classe, imperator».

Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati? È pur sempre un gruppo di individui che è retto dal comando di un capo, è vincolato da un patto sociale e il bottino si divide secondo la legge della convenzione. Se la banda malvagia aumenta con l’aggiungersi di uomini perversi tanto che possiede territori, stabilisce residenze, occupa città, sottomette popoli, assume più apertamente il nome di Stato che gli è accordato ormai nella realtà dei fatti non dalla diminuzione dell’ambizione di possedere ma da una maggiore sicurezza nell’impunità. Con finezza e verità a un tempo rispose in questo senso ad Alessandro il Grande un pirata catturato. Il re gli chiese come gli fosse saltato in mente di infestare il mare. E quegli con franca spavalderia: «Esattamente come a te viene in mente di infestare il mondo intero; ma io sono considerato un pirata perché lo faccio con una piccola nave, tu un condottiero perché lo fai con una grande flotta».

Agostino, De civitate Dei IV, 4

Così Cesare muore per le sue colpe, e i suoi uccisori, mossi dalle loro mire e dalle loro invidie, «si fanno chiamare benefattori» (Lc 22,25). E sono tutti – tutti – uomini d’onore.

Here, under leave of Brutus and the rest,
For Brutus is an honourable man;   
So are they all, all honourable men,  
Come I to speak in Caesar’s funeral.   
He was my friend, faithful and just to me:   
But Brutus says he was ambitious;
And Brutus is an honourable man.   
He [Caesar] hath brought many captives home to Rome,   
Whose ransoms did the general coffers fill:   
Did this in Caesar seem ambitious?   
When that the poor have cried, Caesar hath wept;
Ambition should be made of sterner stuff:   
Yet Brutus says he was ambitious;   
And Brutus is an honourable man.
You all did see that on the Lupercal   
I thrice presented him a kingly crown,
Which he did thrice refuse: was this ambition?   
Yet Brutus says he was ambitious;   
And, sure, he is an honourable man.

Ora io con il consenso di Bruto e degli altri,
poiché Bruto è uomo d’onore,
e anche gli altri, tutti, tutti uomini d’onore…
Io vengo a parlarvi di Cesare morto.
Era mio amico. Fedele giusto con me…
anche se Bruto afferma che era ambizioso
e Bruto è uomo d’onore.
Egli tradusse a Roma molti prigionieri,
i cui riscatti rimpinguarono il pubblico erario:
questo vi pare segno d’ambizione, in Cesare?
Sui lamenti dei miseri Cesare lacrimava.
L’ambizione dovrebbe avere scorza più dura di questa.
E tuttavia sostiene Bruto che egli era ambizioso
e Bruto è uomo d’onore.
Sì è anche vero che tutti voi mi avete visto
alle feste dei Lupercali tre volte offrire a Cesare la corona di Re
e Cesare tre volte rifiutarla. È questa l’ambizione?
E tuttavia è Bruto ad affermare che egli era ambizioso
e Bruto, voi lo sapete, è uomo d’onore.

W. Shakespeare, Julius Cæsar III, 2

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*: la vigilia delle None di Dicembre (il 4 dicembre)

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