Scientology: botta e risposta sulle 4 domande

di Giovanni Marcotullio

Qualche giorno fa ho ricevuto da Luigi Brambani, funzionario di Scientology Italia, la risposta alle quattro domande che gli avevo posto nel mio ultimo scambio con lui in merito alla “dottrina di Scientology”. Ho tardato qualche giorno a pubblicarle per via di una tabella di marcia personale particolarmente serrata.

Rimedio ora, riservandomi di far seguire al testo di Brambani qualche osservazione.


di Luigi Brambani

Prima di rispondere alle sue domande vorrei approfondire un concetto espresso nel mio precedente scritto. L’uomo, secondo la Scrittura, come creato da Dio, “per natura” era innocente e privo di peccato, privo anche della stessa nozione di bene e male e che l’inclinazione al male, della quale parla un Dio creatore sconsolato, è una conseguenza del peccato.

Nell’Epistola ai Romani è detto: «Faccio il male che non voglio e non faccio il bene che voglio», dunque secondo Paolo l’uomo è incline al bene e non al male, solo che non riesce a fare il bene che vorrebbe. Non è lui che compie il male «ma il peccato che abita in me». Solo per questa ragione ha valore il sacrificio del Figlio di Dio. Il male vero e proprio, la spinta al peccato è l’ignoranza che copre la decenza, la bontà, e l’ignoranza non è un semplice “non sapere” ma è un “tenere nascosto”, condannare all’inconsapevolezza ed è per questo che, in quanto metodo, struttura, ha tutta l’artificiosa violenza del peccato originale.

Per Scientology l’uomo è buono per natura, ma non riesce a fare il bene che vorrebbe fare e quindi “pecca” perché esiste dentro di lui il “peccato” prodotto da un’altra mente o parte della mente, o della sua anima, che è irrazionale, sconosciuta, incontrollata e che lo spinge a sbagliare, a non fare il bene che vorrebbe fare.

Peccare significa allontanarsi da Dio, significa deviare dalla retta via, errare Sia in Scientology che in Dianetics – precorritrice di Scientology – non si parla di peccato ma di aberrazione [ab-errare: vagare, deviare, allontanarsi da]. L’uomo è fondamentalmente buono, ma fa anche il male: promette fedeltà ma poi tradisce; cerca di stare bene e poi si distrugge con la droga; vuole essere felice e invece sperimenta l’odio, il fallimento, la disperazione. Ciò è il risultato di aberrazioni, come lo sono la violenza (in ogni sua forma), le compulsioni, le inibizioni, le nevrosi, le psicosi, gli atti criminali e, sul piano sociale, la guerra.

Le aberrazioni sono allontanamenti dalla razionalità, dal giusto, dal bene, dal buono. Si manifestano su tre piani:

  1. pensiero,
  2. emozione e
  3. azione.

L’uomo sperimenta pensieri incontrollati, irrazionali; emozioni inadeguate alle situazioni che deve affrontare e compie azioni che non vorrebbe fare, e viceversa. Le mente umana ha lo scopo di risolvere problemi inerenti la sopravvivenza. La sopravvivenza è una scala di valori infiniti che ha il suo punto più basso nella morte e quello più alto nell’immortalità. In fondo c’è dolore, alla sommità c’è piacere (felicità, armonia, serenità).

La meta assoluta della sopravvivenza è l’immortalità o sopravvivenza infinita. Questa è cercata dall’individuo in termini di se stesso come organismo, come spirito, come nome o come progenie, come gruppo di cui è membro o come umanità e come progenie e simbionti altrui e propri. La ricompensa per attività di sopravvivenza è piacere. La massima punizione per attività distruttiva è la morte o la completa non sopravvivenza, ed è dolore.

L. Ron Hubbard, Dianetics, la forza del pensiero sul corpo, New Era Publications International, Copenhagen 2007

L’uomo vuole sopravvivere. La mente ha lo scopo di risolvere problemi inerenti la sopravvivenza. La mente ottimale sarebbe in grado fornire soluzioni che generano una migliore sopravvivenza (una sopravvivenza più elevata) per il singolo individuo, la sua famiglia, i gruppi di cui fa parte e l’umanità.

Non c’è nulla da aggiungere alla natura umana, si tratta invece di levare ciò che la aberra e questa è quella parte della mente sconosciuta, capace di imporre pensieri, emozioni e azioni non volute o inibire pensieri, emozioni e azioni utili, buone, belle. Essa non contiene ricordi, ma episodi sconosciuti o parzialmente sconosciuti di dolore fisico e morale come quello che si prova in seguito a perdite, fallimenti, tradimenti, morti.

Quale etica per l’individuo, i gruppi, l’umanità? L’etica non è la morale. La morale è l’insieme delle regole che l’uomo s’è dato per garantire la sopravvivenza del gruppo, sia esso piccolo come una compagnia o grande come una nazione. La morale cambia di gruppo in gruppo, di nazione in nazione, di epoca in epoca. L’etica è qualcosa di diverso.

L’etica è l’uso della razionalità volta al più alto livello di sopravvivenza per l’individuo, la razza futura, il gruppo, l’umanità […]. L’etica è ragione. Il più alto livello etico consiste di concetti di sopravvivenza a lungo termine con la minima distruzione [per l’individuo, la razza futura, il gruppo, l’umanità].

L. Ron Hubbard, Introduzione all’Etica di Scientology, New Era Publications International, Copenhagen 2007

Se un uomo, un gruppo, una razza o l’umanità pensa in termini sufficientemente irrazionali – a causa di mancanza di dati, punto di vista distorto o semplice aberrazione – la sopravvivenza è diminuita, l’uomo è più distrutto che creato. Questo è dolore. Questa è la strada verso la morte. Questo è il male.

Ivi

Sono buone le cose che favoriscono la sopravvivenza dell’individuo, gruppo, razza, umanità. Sono cattive le cose che la inibiscono o, peggio, la distruggono.

Da dove viene l’uomo e dove va? Ha qualche speranza?
In Scientology crediamo che l’essere umano non sia un corpo che ha un’anima, bensì uno spirito che vive in un corpo e che lo controlla tramite la mente (quando non si verifica l’interferenza di quella parte di mente che non è sotto il proprio controllo).

Le persone non sono corpi, le persone sono unità viventi che azionano dei corpi.

L. Ron Hubbard, Lo Scientologist. Un manuale per la disseminazione del materiale, Ability Magazine 1955

Lo spirito dunque non è una cosa. È il creatore delle cose.

L. Ron Hubbard, Scientology. I fondamenti del pensiero, New Era Publications International, Copenhagen 2007

Lo spirito non è un oggetto. Lo spirito è il soggetto. È l’“essere essenziale” di cui parlano tante pagine della mistica cristiana. È l’unica, vera essenza immortale dell’essere umano. Per usare un’espressione di Hegel è “tanto il soggetto che la sostanza”. È il vero io, la realtà profonda ed essenziale dell’uomo, laddove, come diceva Meister Eckhart «il divino diventa umano e l’umano diventa divino».

Lo spirito, sebbene immortale, è suscettibile di deterioramento. A causa della sua lunga permanenza e mescolanza con l’universo materiale, ha perso sempre più la consapevolezza di ciò che davvero è, da dove viene e dove sta andando e questo è uno dei principali motivi, se non il principale, per cui l’uomo non è capace di raggiungere una felicità duratura. La speranza è proprio quella di riguadagnare la conoscenza perduta e invertire la spirale discendente che, spiritualmente parlando, sta trascinando l’essere umano sempre più verso il fondo.

Quale destino? Chi si salverà?

Noi crediamo che nessuno si salverà se non ci salveremo tutti insieme. Questo è l’unico motivo per cui in Scientology facciamo ciò che facciamo. Cordiali saluti.


di Giovanni Marcotullio

Gentile Brambani,
non si offenderà, immagino, se le dico che le sue risposte non mi sembrano soddisfacenti. Esse dicono molte cose, è vero, ma non quelle che avevo chiesto io. Mi permetto quindi di scriverle di nuovo qui di seguito, per poi procedere ad alcune osservazioni sulla lettera (invero molto interessante) che mi ha inviato:

  • visto che professate uno smaccato dualismo antropologico, e che a quanto dite subordinate dichiaratamente il corpo all’anima, quale tipo di etica proponete per i bisogni fisiologici dell’uomo?
  • più nel dettaglio, che lettura proponete di quelli che vengono comunemente definiti “eccessi” del comportamento umano rispetto al cibo e al sesso? Non parlo solo di anoressia e bulimia, ma di ingordigia, appetiti compulsivi, masturbazione, stupro, feticismo ecc…?
  • quest’uomo di cui parlate, «la cui esistenza si estende oltre l’arco di una singola vita», da dove viene? E dove va? Ha qualcosa da fare? Qualcosa da sperare?
  • che differenza c’è tra chi aderisce a Scientology e chi non aderisce? Quali destini attendono gli uni e gli altri?

Quanto a un richiamo esplicito, infatti, riconosco nel suo testo soltanto le ultime due domande. All’ultima delle quattro ha dato una non-risposta – eppure la questione mi sembrava posta con la massima chiarezza. Non capisco cosa voglia dire che nessuno si salverà «se non ci salveremo tutti insieme». Forse andava di fretta, ma la prego di tornare sull’argomento.

Stesso discorso per la penultima risposta: quantunque sia innegabilmente più prolissa, ho l’impressione che continui a parlare di termini antropologici generali. Cosa interessantissima, ma non ciò che le ho chiesto. Ovvero, l’unico punto su cui ha voluto darmi una risposta puntuale è quello sulla speranza: dice che possiamo sperare «di riguadagnare la conoscenza perduta e invertire la spirale discendente che, spiritualmente parlando, sta trascinando l’essere umano sempre più verso il fondo». Molto suggestivo, ma perché dovremmo sperare una cosa che sembra così poco possibile? Riconosco implicitamente una risposta al terzo punto della terza domanda (l’uomo avrebbe da fare il tentativo di recupero della “conoscenza perduta”). Vago, ma potrebbe ancora essere significativo, se tutto il resto non rimanesse troppo aleatorio.

Alla prima e alla seconda domanda, invece, non mi pare che lei abbia risposto: mi fa sempre piacere leggere una (peraltro condivisibile) distinzione tra morale ed etica, ma non è questo ciò che le avevo chiesto.

Vedo che lei cita la Lettera ai Romani e parla del “sacrificio del Figlio di Dio”, affermando che il suo valore starebbe essenzialmente (anzi, esclusivamente) nel fatto che non sarebbe l’uomo a compiere il peccato, ma il peccato stesso che abita dentro di lui. Mi pare di capire che lei si riferisce a Rom 7,17-20, e che lo fa in modo da avvalorare la sua antropologia dicotomica, affermata la scorsa volta e ribadita oggi. Mi permetta allora di mostrarle una cosa, in quel testo:

Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me [ἐν ἐμοὶ]. Io so infatti che in me [ἐν ἐμοὶ], cioè nella mia carne [ἐν τῇ σαρκί μοῦ], non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra [ἐν τοῖς μέλεσίν μου] vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente [τοῦ νοός μου] e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra [ἐν τοῖς μέλεσίν μου].

(Rom 7, 15-23)

Vede bene già da questo solo testo che se Paolo professasse una vera dicotomia antropologica, come quella che professa lei, questo testo sarebbe più coerente di come appare ora: si legge infatti che il peccato abita in lui, perché in lui non abita il bene ma solo il desiderio del bene. Questo – Paolo lo precisa – nella sua carne. La quale quindi non è cattiva perché è la sede di quel desiderio che (cf. supra, 7,12) riconosce la bontà della legge divina. In realtà, solo le “membra” sono indicate come cattive, da Paolo, ma perché inerti, mentre la carne e la mente sono entrambe modalità esistenziali, le diremmo “regioni dello spirito” entrambe. Mi pare di vedere che su questo sarebbe abbastanza d’accordo anche lei, ma Paolo respinge in cento altri passi una scissione antropologica che vada oltre la mera distinzione delle parti del sinolo (uno per tutti: 1Tess 5,23). Quindi in definitiva non può addurre Paolo ad autorità di un’antropologia dicotomica. Ma soprattutto le chiedo – appellandomi a quel De præscriptione hæreticorum di Tertulliano che già citai l’altra voltaa che titolo lei parla di Paolo e del Figlio di Dio, se non condivide il quadro della loro predicazione e la fede nei loro atti apostolici e redentivi.

Peccato o aberrazione, sta bene, non è questione di nomi (e peraltro l’ebraico חַטָּא è traducibile in un modo simile a quello che dice lei): quello che non mi ha spiegato – perché non ha risposto alle domande sull’origine e sul fine – è quale sia il metro del peccato; ovvero, se il metro è la sua ragione (e stenterei a comprenderlo), da dove derivino nella ragione umana le reminiscenze perdute del bene. E dove lo portino. E con quali esiti possibili. Enumerando poi le specie del peccato non vedo perché ometta le parole e le omissioni (e l’esperienza quotidiana basta a riconoscere quanto facilmente si pecchi in questi sensi)… e come possa introdurre le “emozioni”. Come può esserci peccato in qualcosa di involontario e che, per definizione, non è un atto umano?

Parlando di queste cose, però, lei non risponde alla mia domanda: forse ci avrà girato intorno per pudore, ma neanche a me piace indugiare su certi argomenti – le ho chiesto quelle cose perché di norma chi è affetto da dualismo antropologico mostra curiose ricadute etiche, e proprio sugli aspetti della vita più legati alla materialità. Quindi risponda, prego.

10 pensieri su “Scientology: botta e risposta sulle 4 domande

  1. Tactac ha detto:

    Scientology
    Rispondo in nome del signor Luigi brambani.
    Sono stato seguito per otto anni da adepti. Adoro la conoscenza che mi hanno trasmesso.
    Il signor, porta questo significato per il Luigi brambani:
    L unico Dio creatore creò la terra, il mondo in noi, e il povero Gesù Cristo viene messo in croce perché non capisce [censura N.d.R.]! Predica bene ma razzola male perché i popoli oggi si sono evoluti grazie alla comunicazione.
    Scientology crede nel clearing, il significato fisico di questo termine detta alla testa degli adepti di portare conoscenza alla esterno e non di predicare l ignorare di tale dato scritto.
    Il problema si ramifica: perché vengo picchiato? Perché persone anziane per i giovani adepti sono l ostacolo principale da superare per il semplice bisogno di comunicare con altri giovani dei propri successi. Questo non succede perché sono fuori etica. Questo è il motivo per cui non risponde alla tua domanda. Se vuoi conosco molto altro, come intrallazzi tra la politica e le varie org o il mio pestaggio come di miei famigliari.
    Ma non tutti sono come il brambani. Mai porterà le più alte riconoscenza di scio.

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  2. Tactac ha detto:

    Utilizzare i tuoi termini scrittore, significa starti di fronte in un dibattito pubblico e facendoti chiarire i termini che utilizzi per far capire ai lettori se soffri di pappagallismo. Molti italiani dubitano di questo ed in tutti i politici e non solo

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      • Tactac ha detto:

        Non ti hanno mai migliorato dall incontro a Verbania. A parte questo…

        Perché è fuori luogo?
        Non uso confidenza, deriva da confidenziale?
        Fuori luogo?
        Dove ci troviamo? Siamo su un sito. Dovresti crescere professionalmente ma sembri un coglione.te sei fuori luogo con il tuo scrivere da dati confidenziali. Ti nascondi nei tuoi scritti e si vede. Non tutti ignorano il popolo. Io so osservare, tu?
        Cosa fai urli, insulti qualcuno…
        Non parlare di insulti con me, osserva la tua condizione.

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  3. Tactac ha detto:

    Spiego come il funzionario altera la percezione dei lettori pur riconoscendo tale atto una crudeltà. E contrario al fondamento di scientology. Risulta contraddittorio come stupido per i molti lettori. E processuale il suo scrivere.
    vieta questa azione scientology.

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